La Ricreazione: decimo incontro

Nella foto: Artemide sequestra l’arco a Cupido (Diana and Cupid) di Pompeo Batoni, 1765


Venerdì 20 giugno alle 21.00 suonerà ancora la campanella de La Ricreazione (10 di 12) a Erba Sacra Teramo!

Nell’ultimo episodio: dal perdono al “non c’è nulla da perdonare”

“L’uomo di ieri non è più l’uomo di oggi. Io non sono più lo stesso. Per cosa dovrei perdonarti?”Buddha

…Siamo salpati insieme al Figliol Prodigo di Arcabas e quello di Rembrandt,
dal porto della Psicologia per arrivare alla Magia.
Dall’Osanna! al Barabba! la (velocissima) disillusione delle aspettative ci ha mostrato i modi, sconvenienti per la personalità, in cui si realizza il Disegno.
Quindi, abbiamo fatto tappa da Recalcati diretti verso Un Corso in Miracoli.
In compagnia di Sako Asko ci siamo intrattenuti con Anthony De Mello,
immaginando il Sé superiore al posto di Milo della 03×03 di Fringe o di 𝐎.𝐖.𝐆𝐫𝐚𝐧𝐭 in Interstate 60.
Riflettendo sul Vero IO, che perdona sempre tutti i capricci, e i ripetuti sabotaggi da parte del sé inferiore, che lo costringe a ricalcolare ogni volta il percorso per la meta iniziale, abbiamo realizzato che il “piccolo io” può soltanto aprirsi all’Oltre, l’unico veramente in grado di perdonare.
Abbiamo allora corretto Caterina II di Russia affinché fosse più comprensibile ai contemporanei: “Più l’Uomo E’ …e più perdona.”

Non ci hai capito niente?
Allora non saltare gli incontri!
Di cosa ci occuperemo nel prossimo?
Oh, miei cari amici, questi appuntamenti non sono adatti a chi soffre di entusiasmo precoce. “Vieni e vedi!”

“𝐿𝑎 𝑁𝑖𝑛𝑓𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑑𝑒𝑠𝑒𝑟𝑡𝑜 è 𝑐𝑜𝑠ì 𝑐ℎ𝑖𝑎𝑚𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑎𝑙 𝑚𝑎𝑟𝑐ℎ𝑒𝑠𝑒 𝐴𝑙𝑎 𝑃𝑜𝑛𝑧𝑜𝑛𝑒, 𝑒 𝑑𝑎 𝑚𝑒 𝑑𝑒𝑡𝑡𝑎; 𝑚𝑎 𝑝𝑒𝑟ò 𝑖𝑙 𝑠𝑖𝑔𝑛𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑡𝑜 𝑔𝑖𝑢𝑠𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑚𝑖𝑜 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑖𝑒𝑟𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑙’ℎ𝑜 𝑠𝑝𝑖𝑒𝑔𝑎𝑡𝑜 𝑎 𝑛𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛𝑜 𝑓𝑢𝑜𝑟𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑎 𝑡𝑒, 𝑚𝑖𝑜 𝑏𝑢𝑜𝑛 𝑎𝑚𝑖𝑐𝑜, 𝑜𝑛𝑑𝑒 𝑡𝑢 𝑣𝑒𝑑𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑎 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑒 𝑙’𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑖𝑛𝑔𝑎𝑛𝑛𝑎, 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑜𝑟𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑖𝑛𝑑𝑖𝑣𝑖𝑑𝑢𝑜. 𝐼𝑙 𝑑𝑒𝑠𝑒𝑟𝑡𝑜 𝑛𝑜𝑛 è 𝑐ℎ𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜: 𝑙𝑎 𝑁𝑖𝑛𝑓𝑎 è 𝑙𝑎 𝑽𝒊𝒓𝒕ù 𝒂𝒔𝒔𝒂𝒍𝒊𝒕𝒂 𝒅𝒂𝒍 𝒗𝒊𝒛𝒊𝒐, 𝑐ℎ𝑒 è 𝑖𝑙 𝑠𝑒𝑟𝑝𝑒 𝑑𝑎 𝑐𝑢𝑖 𝑠𝑖 𝑑𝑖𝑓𝑒𝑛𝑑𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑙’𝑖𝑛𝑣𝑜𝑐𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑎 𝐷𝑖𝑜, 𝑜𝑛𝑑𝑒 𝑠𝑎𝑙𝑣𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑝𝑢𝑟𝑒𝑧𝑧𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑎𝑛𝑖𝑚𝑎. 𝑆𝑒 𝑙𝑜 𝑎𝑣𝑒𝑠𝑠𝑖 𝑝𝑎𝑙𝑒𝑠𝑎𝑡𝑜 𝑚𝑖 𝑑𝑖𝑟𝑒𝑏𝑏𝑒𝑟𝑜 𝑖𝑝𝑜𝑐𝑟𝑖𝑡𝑎, 𝑚𝑎 𝑢𝑛 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑜 (𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑎𝑟ò 𝑝𝑖ù) 𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑚𝑖 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐ℎ𝑖𝑛𝑜 𝑣𝑒𝑟𝑜 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑆𝑖𝑔𝑛𝑜𝑟𝑒”.

Lorenzo Bartolini, 1846